Home » Fermi in foto » TRINACRIA RUOTATA

L’abbiamo raggiunta via mare, evitando Scilla e Cariddi, diretti da Napoli verso Palermo, pronti a scoprire tutte le peculiarità di un’isola ricca di fascino.

La Sicilia, crocevia mediterraneo di popoli, culture e sapori, superba per la bellezza del suo patrimonio artistico, comunemente nota come terra del sole, ci ha accolto con un clima uggioso. Noncuranti però delle condizioni climatiche avverse e dei piccoli incidenti di percorso, abbiamo intrapreso con enorme entusiasmo l’esplorazione della nostra Trinacria ruotata.

“Trinacria” era uno degli antichi nomi della Sicilia, in virtù della sua configurazione geografica; nel caso del nostro viaggio parliamo di Trinacria ruotata poiché i vertici di questo triangolo immaginario, che ha delimitato il nostro percorso, non corrispondono esattamente a quelli geografici: ci riferiamo a Palermo, Piazza Armerina e Agrigento, in luogo di Trapani, Messina e Ragusa.

Quattro giorni trascorsi nella parte centro-ovest della regione, immersi in un paesaggio suggestivo e ammaliante, ricco di produzioni artistiche afferenti a diverse culture: Palermo, Cefalù, Monreale, un itinerario che ci ha permesso di apprezzare i tratti salienti dell’architettura greca, saracena, normanna ed anche spagnola, facendoci poi scorgere qua e là edifici dai vividi toni del giallo ocra o tendenti al rosso, tipici del barocco siciliano. Degna della sindrome di Stendhal si è rivelata ai nostri occhi la cappella Palatina, tappezzata di mosaici bizantini in oro zecchino e marmi policromi, con un soffitto in legno riccamente intagliato e decorato.

Indimenticabili saranno i lunghi spostamenti in pullman -ahinoi- e le camminate tra i templi delle località di Selinunte e di Agrigento, necessari però per poter ammirare alcuni dei tesori più preziosi dell’isola.

Nell’ultimo vertice della “nostra” Trinacria, prima di tornare a Palermo, a pochi chilometri da Piazza Armerina, abbiamo visitato infine la villa Romana del Casale, sito archeologico Patrimonio dell’UNESCO. La villa, pavimentata quasi interamente con mosaici, ha preservato intatto il suo fascino grazie ai notevoli interventi di restauro: straordinaria la veduta del corridoio della “Grande Caccia”, un lungo mosaico di superba fattura con scene di caccia, cattura di fiere e figurazioni di belve che assaltano animali selvatici.

Il saluto a questo finis Italiae, fatto di bellezze incommensurabili, ma anche di stridenti contrasti sociali, è stato suggellato dalla degustazione dei cibi della tradizione sicula e, tra un “panino cȃ meusa”, un’arancina e un cannolo, è iniziato purtroppo il nostro viaggio di ritorno.

 

 

 

 

 

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